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Tempo per me

    Storia di vita 0
    Giovanni e Teresa avevano passato insieme quarantatré anni della loro vita. Lui aveva 70 anni, lei 67. Vivevano a Bologna, in un appartamento non troppo grande ma pieno di ricordi: fotografie ingiallite, tazzine sbeccate che Teresa non voleva buttare, il vecchio divano dove avevano guardato centinaia di partite e film, e il balcone con i gerani rossi che Giovanni curava ogni mattina. Per anni la nostra casa era stata piena di rumore. Ricordo ancora le mattine di dieci o quindici anni fa. C’era sempre una corsa per andare in bagno. Il figlio Marco viveva ormai a Milano con sua moglie e i bambini, ma allora urlava perché non trovava i calzini puliti. La figlia Elisa si era trasferita a Napoli per lavoro, ma da ragazza passava ore al telefono in corridoio, ridendo ad alta voce con le amiche. E così, piano piano, io e Teresa eravamo rimasti soli
    Giovanni e Teresa avevano passato insieme quarantatré anni della loro vita. Lui aveva 70
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    A volte la vita fa giri così strani che nemmeno il cuore riesce a capirli subito. Ci facemmo male per anni: orgoglio contro orgoglio, fuoco contro fuoco. Ma il vero amore non finisce; si perde soltanto nei sentieri complicati della vita… e poi trova sempre la strada giusta per tornare a casa.
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    • Alessandro, dobbiamo parlare. — Se è per la macchina, domani la sposto. — Non è per la macchina. Gianni era seduto al tavolo della cucina. Davanti a lui c’era una tazzina di caffè ormai freddo. Patrizia stava sistemando i piatti nella lavastoviglie. Alessandro aprì il frigorifero. — È rimasta della pasta? — Nel contenitore in basso — rispose sua madre. — Te la scaldo? — Faccio io. Gianni guardò sua moglie. Poi guardò suo figlio. Trentacinque anni, un buon lavoro, una macchina comprata due anni prima e una settimana di vacanza in Grecia già prenotata per agosto
    • Posso dirti una cosa che non ho mai avuto il coraggio di dire a nessuno? Sara lesse il messaggio due volte. Era arrivato alle undici e venti di sera. Il mittente era Davide, il marito della sua migliore amica. Sara rimase qualche secondo a fissare lo schermo. Poi scrisse: — Certo. È successo qualcosa? La risposta arrivò quasi subito. — Non lo so. Forse sì. Forse sono io che non sto bene. Sara appoggiò il telefono sul comodino
    • Mamma, dimmi che non è vero. Teresa guardò sua figlia maggiore senza capire. — Cosa? — Hai deciso di lasciare la casa a Paola? La voce di Cristina tremava. Paola, seduta dall’altra parte del tavolo, abbassò gli occhi. Teresa aveva ottantadue anni. Era piccola, magra e negli ultimi anni camminava con un bastone. — Non ho ancora lasciato niente a nessuno — rispose. — Ma vuoi farlo. — Sì. Cristina si alzò. — E io cosa sono? Non sono tua figlia? Teresa sospirò. — Certo che sei mia figlia. — Allora perché la casa va a lei? Fu Paola a intervenire
    • Daniela, vieni qui un momento. Paolo era seduto davanti al computer con gli occhiali ancora sul naso. Sua moglie entrò nello studio con uno strofinaccio in mano. — Che c’è? — Siediti. Daniela lo guardò. — Perché? — Siediti, per favore. C’era qualcosa nella voce di suo marito che la preoccupò. Daniela si sedette sulla sedia accanto alla scrivania. Paolo girò lentamente lo schermo verso di lei. — Mi spieghi cos’è questo? Daniela guardò. Non disse niente
    • Mamma, ma sei seria? Lucia capì immediatamente che quella conversazione non sarebbe andata come aveva immaginato. Sua figlia Valentina era seduta dall’altra parte del tavolo con una tazzina di caffè davanti. — Serissima. — E da quanto tempo va avanti? — Non “va avanti” niente. Ci stiamo frequentando. — Da quanto? Lucia esitò. — Quasi quattro mesi. Valentina appoggiò lentamente la tazzina. — Quattro mesi? E me lo dici soltanto adesso
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